Il Comitato “Verità e Vita” presenta manifesto appello sulla Fivet (n.3)

Comunicato Stampa N. 3

Si è recentemente costituito in Italia il Comitato “Verità e Vita”, composto da rappresentanti di tutte le regioni. Esso si propone di rispondere alle esigenze di ampia e corretta informazione sulle tecniche usate nel campo della ART (Assisted Reproductive Tecnology), cioè della fecondazione artificiale. A tale scopo il Comitato ha iniziato la diffusione dell’allegato Manifesto-Appello. In esso si denunciano le gravi, ineliminabili implicazioni della fecondazione ‘in vitro’ omologa in termini di “eliminazione coscientemente voluta di un elevatissimo numero di soggetti umani e figli”, per una singola nascita.
La Fivet è pertanto gravemente immorale, con la ovvia conseguenza che una legge che la preveda è “ingiusta”, incompatibile con la vera identità di uno Stato laico, come autorevolmente illustrato anche dall’Osservatore Romano (14-02-04).

Al Manifesto-Appello hanno già dato la propria adesione illustri personalità della biologia, della medicina, della genetica, della giurisprudenza, della psicologia, della teologia morale, come il genetista di fama mondiale Angelo Serra, il professor Giuseppe Noia del Policlinico Gemelli, lo psicoterapeuta e corsivista de il Giornale Claudio Risè, il teologo moralista della università Lateranense Mauro Cozzoli, il docente di Storia della Medicina all’Università degli Studi di Milano Paolo Gulisano, il membro della Pontificia Accademia Pro Vita Luigi Caltroni, il direttore del mensile il Timone Gianpaolo Barra, il filosofo del diritto Mario Palmaro dell’università di Padova, ed altre se ne stanno aggiungendo.

Si tratta di un approccio originale ed autonomo, che merita l’attenzione e il sostegno della comunicazione sociale per un’ampia diffusione.
Ciò appare tanto più opportuno poiché proprio sul tema della fecondazione in questi giorni, in concomitanza con iniziative politico-referendarie, stanno apparendo sui quotidiani e in trasmissioni radio e TV, diverse prese di posizione, anche di appartenenti al mondo cattolico, con un comune orientamento.

In generale, in questi interventi – in polemica con gli abrogazionisti – mentre si sottolineano gli aspetti obiettivamente positivi della legge 40, si tace tuttavia la radicale incompatibilità della tecnica Fivet con il rispetto della vita di tutti i concepiti. Fra tali interventi, destano non poca meraviglia le tesi sostenute sul prossimo numero del SIR dal bioeticista Salvino Leone. Secondo il Leone, infatti, abrogare la legge, come vorrebbero i radicali, significherebbe contraddire il “dovere (dello Stato laico e pluralista) di garantire alcuni valori (…) primi fra tutti la tutela e il rispetto della vita del nascituro”.
Si deve dunque concludere che per il Leone questi “valori” la legge 40 li garantisce, pur legittimando la occisiva FIVET omologa?

Ma ancora più forte è lo sconcerto di fronte alla esaltazione della legge 40: “rispettosissima (sic!) dei valori fondamentali della riproduzione assistita”. Sarebbe interessante mettere a confronto questa incredibile promozione con il documentatissimo saggio sulla “Fecondazione Medicalmente Assistita” pubblicato in giugno dalla autorevole Civiltà Cattolica. Il biologo e genetista di fama internazionale, prof. Angelo Serra, si domanda “come tale disumana preoccupante situazione (della pratica FIVET) possa accordarsi con l’art. 1 della legge 40, secondo il quale i diritti del concepito sarebbero assicurati. E conclude con un deciso: “La deontologia medica è in grave scacco”. La “deontologia medica”. Valori fondamentali della procreazione assistita in vitro?!
Sostiene in fine il Leone che “l’appello è alle coscienze, cui spetta in definitiva l’ultima parola”. D’accordo! Ma attenzione: senza la verità, è la stessa libertà della coscienza ad essere negata.

Ci sembra perciò dovere di tutti far conoscere tutta la verità sulla FIVET omologa e le innumerevoli vittime innocenti che ne sono il tragico prezzo.

Comitato “Verità e Vita”

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