Martini fa l’apologia del diritto a morire? (n.15)

Comunicato Stampa N. 15

Le dichiarazioni del Cardinale Martini pubblicate da “Il Sole 24 ore” e diffuse in queste ore da tutti i mass media rappresentano un gravissimo passo a favore della legalizzazione dell’eutanasia.

A dispetto delle premesse – nelle quali l’ex arcivescovo di Milano ribadisce l’insegnamento della Chiesa in materia di “dolce morte” – il ragionamento di Martini approda alla definizione di un unico principio: la sovranità del paziente. Ora, questa premessa porta a una grave conseguenza: la cancellazione di qualsiasi “oggettività” nella valutazione morale e giuridica dell’atto medico, e il rinvio alla dittatura della volontà del paziente. Che il consenso del malato sia un principio importante è cosa ormai risaputa da tutti, e largamente applicata. Ma quando questo consenso diventa lo strumento per mettere la medicina nelle mani dell’arbitrio del paziente, allora ci si condanna a una sola inevitabile conseguenza: l’affermazione del diritto a morire, la liceità del suicidio. Se spetta al paziente stabilire – come si evince dalle parole di Martini – quando un trattamento è secondo lui sproporzionato, allora ai medici non resta che prendere sempre atto della volontà del paziente, senza discutere. E’ la morte definitiva della medicina ippocratica, a favore di una consumistica ed edonistica “medicina dei desideri”.

Il Magistero della Chiesa e la parola di Benedetto XVI sono su tutt’altra linea, come pure il diritto positivo. Bene ha detto Massimo Introvigne su ‘Il giornale’ di oggi:

‘Nell’attuale clima di confusione sarebbe bene però che i cardinali, anche in pensione, fossero assai più prudenti quando parlano con i giornalisti. E un gesuita come Martini sa bene che ci sono momenti in cui la Chiesa si serve meglio tacendo’.

Le parole di Martini dimostrano – come il Comitato Verità e Vita, organismo aconfessionale, ha sempre denunciato fin dalla sua fondazione – che oggi la grande battaglia per la difesa della vita umana innocente non contrappone laici e cattolici, ma al contrario uomini di buona volontà (credenti e non credenti) amanti della verità e del bene comune, e uomini vittime – nella migliore delle ipotesi – di idee molto confuse.

La richiesta di una legislazione italiana in materia conferma che l’intervento di Martini non ha alcun significato pastorale, ma piuttosto politico, e intende portare acqua al “pensiero debole” che alimenta l’affannosa sopravvivenza del governo di centro-sinistra. Tuttavia, il danno educativo e culturale per l’opinione pubblica è enorme: auspichiamo quindi che le gerarchie sappiano spazzare via ogni equivoco, ribadendo principi e conseguenze del magistero cattolico, in materie che riguardano non solo la fede, ma la ragione e la legge naturale.

Per il Comitato Verità e Vita

Il Presidente

Mario Palmaro

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