In quell’articolo pubblicato sul numero 48 di Tempi si sostengono o non si sostengono tesi abortiste? (n.30)

Comunicato Stampa N. 30

Viste alcune richieste di chiarimenti in seguito ai comunicati precedenti, il Comitato Verità e Vita espone quanto segue:

  1. Per ragionare onestamente e pacatamente bisogna togliere di mezzo, mettere fra parentesi, le persone e il giudizio sulle persone. Qui non si tratta di stabilire quanto è brava o quanto è cattiva la professoressa Morresi. O quanto è bravo o cattivo Mario Palmaro. Fra qualche decennio – se tutto va bene: sennò anche prima – la Morresi e il Palmaro passeranno a miglior vita, e verranno giudicati dall’Unico che ha titoli per farlo. Speriamo bene per entrambi. Gli uomini passano. Quello che non passa in questa scena del mondo è la questione di che cosa sia vero, giusto e buono. E questa è faccenda molto più grande e terribile delle Morresi e dei Palmaro.
  2. Il punto allora è: in quell’articolo pubblicato sul numero 48 di Tempi si sostengono o non si sostengono tesi abortiste? La nostra risposta – che riteniamo purtroppo inconfutabile – è: sì, senza dubbio, quello è un articolo abortista
  3. L’abortismo non consiste soltanto nel dire: “la donna deve abortire obbligatoriamente”. Oppure: “l’aborto è una bella cosa, una conquista di civiltà”. Oppure: “abortire o non abortire è la stessa cosa”. Queste tesi sono oscene, ma tutto sommato anche piuttosto rare, e non solo oggi. Tutto il fronte abortista degli anni Settanta, ad eccezione dei Radicali e di pochi altri, sosteneva questa tesi: “noi siamo contro l’aborto, che è una sconfitta della donna e della società. Solo che dobbiamo regolamentarlo per sconfiggere l’aborto clandestino”.
  4. Purtroppo – e sfidiamo chiunque dimostrare il contrario – questa tesi coincide perfettamente con la tesi sostenuta nell’articolo di Tempi. Che va a raggiungere così la compagnia di una Turco o di una Meandri, di una Bindi o di un Bertinotti, non potrebbero che essere concordi.
  5. L’abortismo in realtà più diffuso – quello che Luigi Lombardi Vallari definiva in un suo scritto mirabile del 1977 “abortismo umanitario” – è quello fondato sulla libera scelta. Negli Stati Uniti non a caso gli abortisti si chiamano “pro choice”. La tesi è che l’aborto è una questione da affidare alla scelta della donna, sovrana sulla vita e sulla morte del proprio figlio. La società però non deve lasciare sola la donna stessa, ma deve offrirle tutto il supporto necessario per far sì che, se ella lo desidera, si possa tenere il figlio.
  6. Bene: questa posizione è abortista al cento per cento. Intendiamoci: consentirà operativamente di aiutare molte donne in concreto, permetterà ai Centri di Aiuto alla Vita di salvare esseri umani dall’aborto; e in questo senso, è una posizione da “sfruttare” sul campo, perché anche un solo innocente sottratto ai ferri del medico aborzionista è un successo enorme.
  7. Ma mentre si fa questo, non si può tradire la verità e trasformare il mostro in un principe azzurro: la 194 è e rimane una legge gravemente ingiusta, che consente l’aborto, lo promuove culturalmente e moralmente, promuove l’eugenetica e diffonde la cultura “pro choice”. La 194 uccide. Tacere su questa verità – o addirittura dire il contrario, parlando di “buona legge”! – significa assumersi una responsabilità diseducativa devastante.
  8. L’articolo pubblicato da Tempi è così zeppo di tesi abortiste che non saprei davvero da dove cominciare. Un esempio: l’autrice scrive che – dipendesse da lei – vorrebbe una legge che consenta l’aborto “solo nei casi di grave pericolo per la salute o per la vita della madre”. Ma questo è clamoroso: perché fu proprio per consentire l’aborto nel caso di “pericolo per la salute della donna” che la Corte costituzionale nel 1975 introdusse l’aborto legale, e che fu poi fatta la 194. Ma i pro-life (e con loro la Chiesa cattolica) non sono mai stati, non sono e non potranno mai essere a favore del diritto di uccidere il proprio figlio nel caso in cui esiste un pericolo per la salute della donna. Soltanto il caso di pericolo per la vita della madre consente di applicare il principio dello stato di necessità, e di escludere la punibilità: così andavano le cose nell’ordinamento italiano fino al 1975. Che poi questo sarebbe oggi un risultato migliorativo della 194, non v’è dubbio. Ma per applicare il numero 73 della Evangelium vitae occorre prima chiarire oltre ogni dubbio e pubblicamente la propria personale contrarietà alla legge ingiusta che si intende emendare al meglio (o al meno peggio).
  9. “Oggi non esiste la possibilità concreta di abrogare la legge 194 e di sostituirla con una legge giusta, che vieti totalmente questo delitto”. Questa affermazione è un giudizio politico di realtà, difficilmente confutabile.
  10. Oggi noi non vogliamo cambiare la legge 194, perché è una buona legge, che deve solo essere applicata nelle sue parti migliori”. Questo è invece un giudizio di valore, l’affermazione di un principio abortista. Noi di Verità e Vita non potremo mai sottoscrivere una simile menzogna, e ci batteremo sempre perché l’iniquità costituita dalla legge 194 venga denunciata senza tregua e senza quartiere.
  11. Sapete perché lo facciamo? Perché noi guardiamo in faccia tutte le sere i nostri figli. E non vogliamo che crescano leggendo stampa “cattolica” che insegna loro che la legge sull’aborto è normale, è buona, che non c’è niente da fare, e che basta applicarla bene. No. Noi vogliamo per loro una sola piccola grande cosa: la verità, tutta la verità. Cresceranno in mezzo a un mondo che considera la legge sull’aborto normale? Lo sappiamo. Ma loro non si faranno mai omologare – così almeno speriamo – a questa orribile menzogna.
  12. Ci spiace per tutti coloro che alla verità antepongono l’amicizia con le persone coinvolte; oppure “la strategia”; oppure “la tattica”; oppure l’idea sussurrata “sai, avete ragione, ma è meglio se non lo dite.” Un’intera nazione provò a convincere Tommaso Moro che sarebbe bastato un piccolo sì, e si sarebbe salvato la testa. Noi, che continuiamo ad avere la testa al suo posto, cioè sul collo, e a farla funzionare discretamente, siamo disposti – come Tommaso – a perderla, se necessario. Solo a quel punto, evidentemente, dovremo tacere. Ma altri parleranno al nostro posto.

Mario Palmaro
Comitato Verità e Vita

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